Se a Erchie (e non solo) la nonna fila e racconta
di Angelo Sconosciuto in: “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 29 aprile 2005
Domani alle 19, nell'aula consiliare del Comune di Erchie, il Credito cooperativo Cassa rurale e artigiana di Erchie presenta il libro di Cosimo Vincenzo Morleo, «La nonna fila e racconta... (Erchie 1849-1970)», avvenimenti storici, proverbi, aneddoti, giochi, credenze, superstizioni, ...
Coordina i lavori Pietro Nicolì. Dopo i saluti del sindaco M. Prima; dell'assessore alla cultura L. Scarciglia e del presidente del Credito coop. Erchie, G. Carrozzo, la relazione sarà tenuta da Anna Merendino, docente di Storia delle Tradizioni popolari nell'Università di Lecce. Sono previsti gli interventi dello scrittore A. Trinchera, che ha redatto la presentazione del libro; dell'editore F. Filo Schiavoni, oltre che dell'autore. G. Laporta leggerà alcuni brani dell'opera.
Un nuovo modo per fare storia locale? E di più, molto di più, «La nonna fila e racconta... (Erchie 1849‑1970)» di Cosimo Vincenzo Morleo, due tomi pubblicati con la solita cura e perizia da Filo editore. Dal punto di vista letterario è «"il manifesto" di una generazione - scrive nella presentazione Antonio Trinchera -, cui appartiene il Morleo ed io stesso, nato e vissuto in un mondo improntato da una cultura fondata sulla tradizione, su una morale contadina considerata immobile, eppure molto dinamica, volta a dare importanza soprattutto al fattore locale, transitata poi, in maniera cruenta, in un mondo globalizzato, dove tutto è omologato e dove al centro dell'attenzione c'è una umanità non più avvertita come insieme di singole culture impegnate in una lenta e costante evoluzione, ma, come ebbe a teorizzare lo studioso americano Francis Fukuyama, come universalizzazione statica, orientata ormai al traguardo finale in cui il nuovo ordine mondiale non dovrà essere più contraddistinto da grandi scontri tra sistemi politici, sociali e culturali come era accaduto nel passato (tanto che lo studioso definiva l'epoca contemporanea come quella in cui la Storia sarebbe terminata)».
Dopo aver regalato alla sua comunità cittadina, Erchie appunto, due convincenti studi storici per recuperarne la memoria - «Erchie dalle origini ad oggi» (1993) e «Gli eroi ercolani caduti in guerra» (1997) - piace immaginare che il materiale raccolto da Morleo fosse tale e tanto (non parliamo tanto di documenti scritti, quanto di una ben ferma e consistente memoria orale trascritta) da poter dare alla luce, di volta in volta, studi di indubbio spessore. «Avevo in mente da molto tempo l'idea di mettere insieme in un volume proverbi, aforismi, aneddoti, giochi, ricette di medicina popolare e di cucina, credenze, leggende, racconti, superstizioni, frasi idiomatiche e usi civili e religiosi riguardanti il paese di Erchie», confessa. E riflettendo sulla forma più consona per proporli - «sono i migliori a leggere", scrisse un autore dedicando un libro, "altrimenti per chi si scrive?» - ecco che Morleo si è chiesto: «Perché.. non raccogliere tale patrimonio in una saga che racconti la vita ercolana a partire da un periodo testimoniato da persone anziane o da ciò che a questa gente è stato tramandato dai loro avi?». E se qualcuno ha immaginato di trovare un antico manoscritto per iniziare, Morleo no: non ha avuto bisogno di artifizi. C'era «nonna Cia», incontrata una sera, mentre lei stessa riviveva nella mente «ormai, sbiaditi dagli anni, alcuni momenti ora belli, ora brutti» della sua vita. «Va bene, vieni quando vuoi, ma non troppo tardi perchè io vado a letto (iu mi va' ccorcu) al calar delle prime ombre della sera - furono le parole di nonna Cia alla richiesta di essere partecipe dei suoi ricordi -. Certamente farà piacere anche a me "che sono già per passare a miglior vita" (ca stau cu nnu peti 'ntra lla fossa); così posso consolarmi almeno con il ricordo di quegli anni lontani, perché... "Il tempo passato, non torna più" (Lu tièmpu passatu, non nci torna cchiùi)».
E nonna Cia ha iniziato a raccontare, con Morleo che ha riannodato i fili di un discorso, ristabilendo un ordito che sembrava, se non irrimediabilmente perduto, quanto meno compromesso dal passare del tempo: ha costruito così una splendida avventura della gente del Sud (Erchie sullo sfondo è l'ambientazione più congeniale all'autore); un'avventura che prende l'avvio formale dall'inizio della vita coniugale di due giovani e che si va dipanando per ogni dove, proprio come la vita di ciascuno, che difficilmente può essere contenuta lungo le coordinate di un piano, piuttosto che vederla espandersi nello spazio. Utilizzando alla perfezione il vernacolo, dimostrando durante la narrazione delle vicende comprese tra 1849 e 1970 come - ad esempio - i proverbi abbiano un utilizzo letterale ed uno metaforico, Morleo dà vita, testa, gambe, braccia e voce (dire che descrive sarebbe riduttivo) a tradizioni e usanze: mostra la vita in una comunità, i rapporti all'interno di una famiglia patriarcale, quelli del vicinato. Affronta i grandi temi della vita dell'uomo comune: l'amore e il lavoro, la morte e la vita con una partecipazione emotiva, che non avrebbe avuto diritto d'ingresso in una serie di saggi di paremiologia, di storia locale o di tradizioni popolari. «Nonna Cia», adesso, è tranquilla: con questo libro Morleo ha fissato in maniera indelebile i momenti qualificanti di un mondo - quello del Sud rurale - destinato a scomparire.