"Racconti Lupi" di Giuse Alemanno. Filo Editore
di Giovanni Amodio in: “Meridiano Sud”, 31 marzo 1999
Se i lupi rappresentano l'immagine dell'aggressività e della famelicità, «Racconti Lupi» (il bel titolo della raccolta di brevi storie e un testo teatrale di Giuse Alemanno per la Filo Editore), mostrano una volontà mansueta di aggredire la parola, di accudire il branco dei personaggi, ma riconducendo all'assoluzione del lupo, così come una sentenza di un processo virtuale ha stabilito in barba alla «candida» Cappuccetto Rosso. L'assise è avvenuta in America.
Il lupo non addomesticato come il cane, certo ambisce ad una allegorica scrittura di frontiera, ancora non «cannibale» per dovere di moda e giovinezza (per fortuna), ma capace di vestirsi di immediatezza di coniugare discorsività a liricità, colloquialità a riflessione saggistica «filo‑filosofica», se così si può ipotizzare.
L'ausiliare essere in tutte le coniugazioni risolve in maniera semplice varie e insite variazioni del periodare di Giuse Alemanno, ma il verbo servile, serve spesso al narratore a stabilire il tempo, forse a scandagliare l'essenza in termini amletici, tra due infiniti dell'Essere o non Essere.
Questo ci piace immaginare per non ipotizzare povertà di lingua, in un autore che per altro verso, appare ameno, vivace, stringato ma efficace, col dono immediato del creatore di storie, vicende tra il reale e il grottesco, sempre a riparo dal luogo comune, anche quando joycanamente è proprio all'uomo comune che dedica la sua attenzione. I Lupi spesso diventano agnelli, perdenti nel paradosso del «quaeso» latino, quella domanda «di grazia» che contiene in sé la risposta, sempre avvilita di chi soccombe.
«Chi è chi», il testo teatrale che chiude la serie di racconti, investe in sperimentazione e si avvale di una costruzione originale, che elimina corsivi e tondi tra descrizione e dialogo, in un rapporto senza soluzione di continuità, che rende abilmente raccontata anche la fase necessariamente «catechistica», insita nella domanda e nella risposta di un dialogo, come elemento attoriale e scenico.
Giuse Alemanno coraggiosamente accetta l'ipotesi letteraria della «sciatteria», virgolettata evidenziata dalla prefatrice Rina Durante, forse perché fuor di intellettualismi vuole la popolarità.
Io credo che aveva ragione O. Wilde, quando diceva che tocca al popolo diventare artistico e non il contrario.
Dal filosofo sulla luna alle donne scomparse.
Dai versi alla narrativa: i sentimenti, la fantasia e la storia in quattro autori pugliesi
di Rina Durante in: “”Quotidiano”, 29 dicembre 1998
...Tra i libri di prossima pubblicazione, segnaliamo Racconti lupi di Giuse Alemanno (Filo editore) narratore non ancora quarantenne di Manduria, che ha vinto un concorso del “Corriere della sera” per autori esordienti, (la giuria era presieduta da Dacia Maraini) con il racconto Il padrone, pubblicato sul prestigioso quotidiano. Il titolo allude alla duplice natura del lupo, feroce, ma ahimè debole contro la crudeltà dell'uomo e rispecchia il carattere di molti suoi personaggi, tesi a distillare i peggiori veleni contro i propri simili, ma in sostanza loro vittime predestinate. Un "giovane scrittore" si direbbe, se non che Alemanno dichiara subito un'insolita provenienza: la grande narrativa europea tra l'Otto e il Novecento. Nobile ascendenza che non sembra turbarlo più di tanto, a giudicare da una certa sciatteria antiletteraria, certamente voluta, ma di sicuro effetto. In sostanza, un esordiente che colpisce per la sua originalità, cosa abbastanza rara di questi tempi, e da seguire con attenzione in futuro...