Solitari, l’ultima fatica letteraria di Giuse Alemanno.
La carne e la carnalità e il gusto per lo splatter
di Giuseppe P. Dimagli in: “Testi & Umori”, 20 dicembre 2002
Abbiamo letto Solitari (Filo editore, Manduria), l’ultima fatica letteraria di Giuse Alemanno, scrittore pugliese sprovincializzato. Sei racconti e uno scherzetto di endecasillabi, tutti sprovincializzati. Non monumenti, non storia patria, non vizi, non personaggi esclusivamente e inequivocabilmente nostri. Solo qualche piccolo, marginale riferimento al Salento e alla grappa di Primitivo, e, più nascostamente, ad una libreria in un vicolo nei pressi della chiesa di S. Francesco, realmente esistente a Manduria, la sua città. Nient`altro per il campanile.
Ci accorgiamo che Alemanno è uno di noi solo da qualche concessione linguistica al nostro parlato comune (qualche esempio: «Pasquale e Tina erano rimasti male per l’atteggiamento di Luciano e Rita...» oppure «...gli stivali si spampanarono...»), ma, in buona sostanza, appare abbastanza affrancato dai luoghi comuni letterari della nostra pletora di autori.
Addentrandoci nel prodotto narrativo, appare centrale un gusto accentuato per lo splatter, in immagini che, più che sembrare tarantiniane, appaiono invece avere agganci con le intenzioni veriste (non con la prosa e il linguaggio, però) e con alcuni echi pasoliniani e neorealisti. La carne e la carnalità sono gli elementi cardine che, nelle immagini del sesso praticato e impratichito e nelle macchie accese di sangue e frattaglie (anche umane), sostanziano una narrativa condotta preferibilmente per periodi minimi, ma quasi mai minimalisti.
Anche la lingua partecipa al gioco visivo ed evocativo, con l’uso in forma aggettivale di elementi nominali («menagramo quesito», «partito microbo») e con 1`impiego discreto di citazioni (dal diretto Lucio Battisti all’indiretto Thomas Harris), pur cedendo smalto ed efficacia in alcune leziosità stranianti e in taluni ossimori banali.
L`inventiva, in ogni caso, rimane l’arma narrativa più attraente della prosa di Alemanno, quella che gli fa guadagnare premi su premi a livello nazionale e la stima di scrittori del calibro di Aldo Busi, che verga con un suo giudizio sull’autore la quarta di copertina di Solitari. Quella stessa inventiva che rimane vincente anche quando si fa flusso di coscienza e sinestesia ritmica, come in Italia, piccolo gioiello della raccolta.