Il Testimone dell’arte salentina
Un libro del critico Massimo Guastella sulle ultime tendenze della pittura e della scultura
di Lucio Galante in: “Quotidiano” , 10 aprile 1999
Un primo merito che va riconosciuto a Massimo Guastella è quello di aver scelto come titolo Scritti d'arte jonico‑salentina per il volume pubblicato da Filo Editore. Ha, infatti, indotto il suo prefatore Luciano Caramel a porsi subito una domanda: se sia possibile tornare a parlare di arte in termini di geografia artistica, o come si diceva un tempo, di scuole regionali. La prima risposta, che lo stesso Caramel si è dato è che, in definitiva, nell'intenzionalità dell'autore di evidenziare «la forza della componente autoctona nel qualificante concerto di apporti locali e no», non altro si legge che la «difesa di un'originalità che Guastella sa di essere nutrita e vivificata da intrecci plurimi, ma non vuole venga progressivamente vanificata e annullata». Una preoccupazione, questa, più che legittima «in questi anni di progressiva omologazione planetaria attorno a modelli spesso non compatibili con la sopravvivenza delle differenti qualità etnico‑culturali, cui non possono non essere ostili i meccanismi imposti dalle necessità del circuito produzione‑vendita‑consumo, inevitabilmente attivi anche nella periferica galassia dell'arte».
A ben guardare il problema è quello di sempre, quello del rapporto tra le radici etno‑antropologiche e culturali e le dinamiche proprie della produzione artistica. Un problema mai risolvibile, a mio avviso, nella identificazione di aree geo‑culturali e artistiche circoscritte e circoscrivibili. Del resto, proprio leggendo le testimonianze di Massimo Guastella, non sfugge, come non è sfuggito a Caramel, il fatto che le identità artistiche tracciate si collocano dentro «un insieme di necessità interrelato con realtà anche molto distanti» per usare ancora le parole del prefatore. Per cui quello che emerge è un panorama partecipe «di una polivalenza che non autorizza a classificazioni antropologiche, sia pure di una antropologia culturale per sua natura non troppo rigida».
E mi pare significativo che lo stesso Caramel, persona non sospetta di partigianeria per ragioni di appartenenza geografica, concluda col riconoscimento che l'attuale, ricco contesto culturale, professionale e artistico del Sud nulla abbia da invidiare, per impegno intellettuale, ad altre regioni italiane ed europee. Ad evidenza un riconoscimento che vale per gli artisti e per lo stesso autore del lavoro. Circostanza, questa, che non può non farmi piacere e darmi un pizzico d'orgoglio per aver personalmente contribuito, sia pure solo in parte, a formare Massimo Guastella, il quale ha tenuto a segnalare nelle sue note biografiche di essere stato mio allievo.
Nella sua introduzione Guastella ha accortamente usato la massima prudenza non sopravvalutando questo suo lavoro, ma limitandosi a porre una serie di problemi con i quali ha dovuto fare i conti, proprio in veste di testimone dell'attività degli artisti. Soprattutto problemi relativi al contesto socio‑culturale e politico entro il quale si è svolta e si va svolgendo l'attività degli artisti presi in esame.
In questo senso il libro va oltre l'utilità minima dichiarata, quella di consentire la memoria dei fatti registrati, perchè esprime l'impegno intellettuale, e meglio la sua identità culturale, specificatamente critica e metodologica. Nonostante il suo tentativo di "autocensurarsi" rispetto al valore di queste testimonianze e nonostante il fatto che esse non siano frutto di programma preordinato, questi scritti si riconoscono come prova di un esercizio critico che non rinuncia al rigore dell'analisi e della lettura dell'opera degli artisti, dei quali sono sempre individuate le coordinate storico‑culturali e le specificità linguistico‑espressive.
Se è vero, infatti, che nella cronologia degli Scritti è difficile riconoscere un percorso storico, è pur vero che la stessa semplice registrazione dell'evento costituisce un atto critico. In questo senso la testimonianza va oltre il compito di "consentire" la memoria, tanto più che Guastella non perde mai di vista la specificità linguistico‑espressiva degli artisti, attenendosi il più possibile alla concretezza delle loro opere.
Ne risulta un quadro della ricerca artistica in area jonico‑salentina, non solo documentale, di per sé indicativo di una realtà complessa, ricca e articolata. Il libro, infatti, si qualifica anche come valido strumento didattico‑informativo, meritevole di una fruizione più ampia rispetto a quella dei soli addetti ai lavori.
Da qui l'auspicio che iniziative editoriali simili si moltiplichino e vengano poi diffuse se si vuole veramente contribuire al rilancio o, meglio, alla promozione della nostra realtà culturale e artistica che solo l'indifferenza o l'insensibilità politica degli amministratori si ostina a non riconoscere ancora come vera e propria risorsa.