L’uomo che raccontò la Marina.
Una biografia dedicata a Giuseppe Carlo Speziale, il capitano che ricostruì la storia del porto militare di Taranto
di Alberto Altamura in: “Quotidiano”, 31 gennaio 2001
Storie di navi e di marinai ricostruite dal capitano tarantino Giuseppe Carlo Speziale. Si deve alla competenza e alla passione storica di una studiosa come Lucia D'Ippolito, archivista e socia ordinaria della sezione tarantina della Società di Storia Patria per la Puglia, la pubblicazione di un'ampia e documentata. biografia di Giuseppe Carlo Speziale, illustre storico della città di Taranto ed autore di un'opera particolarmente conosciuta come la Storia militare di Taranto negli ultimi cinque secoli edita nel 1930 per tipi di Laterza.
Il volume s'intitola Giuseppe Carlo Speziale. Una vita per la storia del mare e della marineria ed stato pubblicato da Filo Editore di Manduria. Bisogna subito dire che una biografia di Speziale mancava ancora. Mancava una biografia degna di questo nome (se si eccettui quella parziale e, in qualche misura, agiografica scritta dal fratello Vittorio nel 1980) e per questo la fatica di Lucia D'Ippolito è tanto più meritoria in quanto viene a colmare una evidente lacuna e a spingere verso ulteriori ricerche dedicate a questa insolito figura di ufficiale di marina e di studioso.
D'altra parte, come sostiene la stessa studiosa che si è applicata all'argomento con acribia e rigore critico, vi è ancora una evidente censura fra lo Speziale "pubblico" e quello "privato". Infatti, mancano ricordi scritti, memorie familiari, lettere private o qualsiasi forma di testimonianza utile ad illuminarci sulle sue aspirazioni, sulle sue opinioni e sulle "mete" da raggiungere.
Insomma, se la D'Ippolito ha potuto ricostruire con fedeltà e precisione filologica le tappe più significative dello Speziale ufficiale di Marina, docente di cultura militare e titolare di una cattedra universitaria a Roma, appassionato di storia marinaresca e curioso indagatore di tecniche costruttive (di navi), non altrettanto ha potuto fare sul versante privato che, invece, resta non poco in ombra. Un dato di fatto tutt'altro che secondario quando si sa che, per ricostruire a tutto tondo l'immagine di un personaggio (uno storico, un letterato o un artista, si può fare a meno di incardinare sul terreno privato le proiezioni e i risvolti pubblici. Perchè, in fondo, pubblico e privato sono le due facce di una stessa medaglia.
Il libro ‑ con presentazione di Nicola Gigante e prefazione di Gualberto Carducci ‑ percorre tutta la vicenda intellettuale di Speziale dal 1898 (anno della nascita) al 1958 (anno della morte) passando in rassegna gli anni giovanili, il suo fondamentale lavoro di recupero delle navi di Nemi (un importante capitolo di storia ed archeologia romana), la docenza universitaria e la campagna militare in Spagna, gli anni del secondo conflitto mondiale.
Lucia D'Ippolito, grazie ad un encomiabile lavoro di ricerca che si è dispiegato in varie direzioni utilizzando svariate ma complementari fonti (dall'Ufficio storico della Marina militare all'Archivio generale di Roma, dalla Soprintendenza archeologica per il Lazio agli Archivi di Stato di Milano, Bari e Modena, dall'Istituto Treccani al Museo storico navale di Venezia), è riuscita a ricomporre la vita di Speziale con i suoi "pieni" e gli inevitabili "vuoti". Ma si tratta di "vuoti" che, bisogna dichiarare senza indugi, sono molto parziali e poco o nulla alterano il profilo complessivo di questo personaggio versatile e dinamico, ricco di interessi e di umanità.
Se c'è un aspetto che colpisce subito nell'impostazione del lavoro è l'impegno, davvero ben assolto, dell'autrice di illuminarci sui rapporti che lo Speziale intrattenne, nelle varie fasi della sua vita, con gli ambienti culturali del suo tempo.
Una riprova di ciò si può cogliere nel bel capitolo intitolato "Gli scritti di storia ed architettura navale" in cui Lucia D'Ippolito approfondisce il processo genetico di quella che è, ancora oggi, l'opera più significativa di Giuseppe Carlo Speziale, la Storia militare di Taranto negli ultimi cinque secoli.
A segnarla all'editore barese Giuseppe Laterza fu il filosofo napoletano Benedetto Croce (con cui Speziale era venuto in contatto) che ne apprezzò senza incertezze la validità e lo spessore storico. Anzi, l'opera venne stampata a distanza di pochi mesi dalla segnalazione del filosofo napoletano che, in quell'occasione, ne scrisse la prefazione.
A tal punto, la studiosa tarantina, coniugando problematiche nazionali e interessi locali, ricostruisce un'interessante pagina di storia culturale per verificare come e in che misura l'opera fu recepita negli ambienti intellettuali jonici, dove non mancarono, pur in mezzo al conformismo dominante, intellettuali intelligenti e sensibili come Pasquale Imperatrice e Vito Forleo, che furono in grado di cogliere la novità e la robustezza dello sforzo di ricostruzione fatta da Speziale.