Walter Tommasino per Giuseppe Gigli

 

di Mario Marti in: “Voce del Sud”, 7 dicembre 2002

 

Uscirono in prima edizione 1888 gli Scrittori manduriani di Giuseppe Gigli; il quale, essendo nato a Manduria, com'è noto, nel 1862, aveva solo 26 anni, se i miei conti sono esatti; ma si era già segnalato nel campo delle lettere e della poesia, sia pure in ambito locale. Sintomatico mi pare, per la sua formazione, che egli nel 1881, e cioè a 19 anni, avesse fondato, a Manduria, la prima Società Operaia. Cui si aggiunga l'analoga informazione che quei suoi Scrittori manduriani furono il primo libro stampato nella simpatica e colta cittadina. E allora, un pioniere? Non direi; però, molteplici e significativi i segnali di un carattere attivo, dinamico, di un giovane insomma che ambiva onestamente a un meritato posto di notorietà.

La spinta iniziale, infatti, non rimase racchiusa nei confini della municipalità, alla quale, fra l'altro, offerse aiuto e solidarietà nell'infuriare del colera diffuso nel 1886 (era un giovane di 24 anni); ma lo indusse, via via, ad esercitare l'insegnamento nell'Italia centrale e settentrionale, in varie città, congiunto alle funzioni di Ispettore ministeriale. Insomma, fra Otto e Novecento, il Gigli dovette acquisire una certa notorietà nazionale, non tanto, direi, per la sua produzione poetica, piuttosto allentata e in qualche misura asmatica, quanto per i suoi lavori sul Boccaccio, per esempio, sul Sacchetti, sui Novellieri del Cinquecento ecc., che lo portarono a collaborare con grosse Case Editrici, quali la Sansoni, la Treves, la Carabba, e anche la Formìggini, per la quale disegnò uno dei famosi «Profili» sul Castromediano. Insomma, maggior risonanza, mi pare, egli ebbe nel campo accademico e nella saggistica letteraria, rispetto alle sue supreme ambizioni poetiche.

 Ma non del Gigli si vuole qui discettare, quanto del libro che ai suoi Scrittori manduriani ha voluto dedicare Walter Tommasino; il quale, campano di origine, si è sempre sentito soprattutto salentino, e specialmente manduriano, studioso ben noto a tutti quanti noi, che ci occupiamo di queste cose. Ed eccola qui, sotto i miei occhi, la bella, nuova edizione della quale egli ha voluto favorirci. E' una replica della seconda del l896, con la succulenta introduzione di Cosimo De Giorgi, che compariva già nella prima del 1888. Ma è corredata anche di una breve «Presentazione» della dott. Paola Galeone, di una simpatica "Prefazione" dell'editore Schiavoni, e dell'"Introduzione" di Walter Tommasino, appunto, ampia, esauriente, scrupolosa. L'opera è apparsa in quest'anno 2002, presso l'editore manduriano Fulvio Filo Schiavoni (pp. 360), appunto. Bisogna dare atto al Tommasino d'aver fatto il possibile per rispondere a tutti gli eventuali interrogativi posti dal lettore e dallo studioso. Alla sua «Introduzione» ha dato questo titolo: Giuseppe Gigli nel suo tempo storico; e la fenomenologia dell'uno e dell'altro, cioè del Gigli e del suo tempo storico, egli non ha descritto, ma ha concretamente fissato in notizie scarne, datate e ordinate in tre serie: la biografica di lui; la storica ("I fatti della storia"); e la culturale ("I fatti della cultura"). Seguono alcune accurate e pertinenti pagine di sintesi, insomma d'esegesi storica complessa;

e infine una sorta di “Nota al testo", nella quale si indicano e si chiariscono i criteri dell'edizione, che, oltre ad essere corredata di giovevoli note, finisce, così, ad assumere tutti i connotati di un'edizione critica (sono registrate le differenze, talora notevoli e significative, tra prima e seconda edizione).

Che dire? Bisogna essere grati a Walter Tommasino per quello che ha fatto, avendo rimesso in circolazione un testo ormai introvabile e fattoci conoscere anche parti inedite. Debbo dire che mi sono divertito moltissimo a leggere le lettere (inedite finora, si badi) che Gigli

scriveva alla moglie (pp. 44‑45 in nota), dalle quali emergono dissapori famigliari. Chi le legga con animo sgombro e con occhio di esperto non potrà non notare con estrema sicurezza, e direi con tecnico godimento, la differenza di stile tra la prosa delle lettere e quella delle biografie. E temo, ahimé, che l'autenticità del Gigli sia piuttosto in quella che in questa. Si tocca meglio con mano, insomma, lo sforzo dell'arte; che c'è.



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