Manduria «raccontata» da Gigli. Attraverso superstizioni, pregiudizi, feste e tradizioni
di Nando Perrone in: “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 7 gennaio 1999
«Sul finire dell'anno 1888 impresi a raccogliere dalla bocca del popolo alcuni pregiudizi, e superstizioni e tradizioni, che esposi in forma di conferenza in una eletta riunione dell'Associazione Giuseppe Giusti di Lecce, nella sera del 18 gennaio 1889. Per desiderio d'una gentile e colta signora, stampai quella lettura, la quale trovò benevola accoglienza presso molti dotti folcloristi d'Italia, di Francia e d'Inghilterra».
Con questa breve e significativa prefazione, Giuseppe Gigli, letterato e scrittore manduriano molto apprezzato e stimato, iniziò a scrivere, oltre un secolo fa, Superstizioni, pregiudizi e tradizioni in Terra d'Otranto. Un'opera completa, un vero e proprio saggio, frutto di una minuziosa ricerca, sulle superstizioni, sui pregiudizi e sulle tradizioni salentine. Gigli si sofferma sugli scongiuri che i contadini tarantini utilizzavano per «scacciare» i temporali (che avrebbero potuto distruggere i raccolti); sui pregiudizi sulla morte; su una figura caratteristica della cultura nostrana dell'ultimo secolo: la prefica; e ancora sugli spiriti della casa: il cosiddetto «laùru», denominato anche «scazzamurrieddu» nel basso Salento; sul ballo della tarantola; sulla «festa degli innocenti», una sorta di «pesce d'aprile» che aveva luogo il 28 dicembre.
Già alla fine dei secolo scorso Giuseppe Gigli rivelò, poi, le superstizioni allora in uso per poter sognare i numeri vincenti del lotto. «Per potere avere un sogno, nel quale una soprannaturale visione dia i numeri che dovranno uscir dall'urna nel prossimo sabato, alcuni dicono che bisogna così praticare» scriveva Gigli, «quando cade la sera, bisogna rinchiudersi ermeticamente in una stanza; con una spilla è d'uopo aprirsi nella viva carne una piccola ferita, e col sangue che ne spiccia ungere un pezzo di pane; questo pane deve essere cotto lentamente in una pentola, ripiena d'acqua, la quale, dopo bollita, bisogna trangugiare. Questa bevanda produce il sogno che darà la fortuna».
Giuseppe Gigli, quindi, dedica un capitolo alla processione di San Pietro in Bevagna, a cui
si ricorreva in tempi di siccità o di eccessiva pioggia. Il libro è poi completato da due sezioni dedicate ai canti ed alle fiabe popolari.
Un prezioso documento, dunque, fra i più completi in quell'epoca, che l'editore manduriano Fulvio Filo Schiavoni ha ritenuto saggiamente, a distanza di un secolo, di ristampare, per promuoverne la conoscenza.
Il libro è arricchito da una prefazione della prof.sa Anna Merendino, docente di Storia delle Tradizioni Popolari presso l'Università di Lecce.