Marineo e Grottaglie, due realtà a confronto nel nome di San Ciro

di N.B. in: “Il Bollettino”,  gennaio-febbraio 2003

 

 

Dal 25 gennaio al 2 febbraio, presso il Santuario San Francesco De Geronimo, nel cuore del centro storico di Grottaglie (comune di 30 mila abitanti, in provincia di Taranto), è stata ospitata una interessante mostra etno-antropologica dal titolo «Dalla spiritualità alle origini della devozione tra Grottaglie e Marineo». L'iniziativa è stata ­organizzata nell'ambito dei festeggiamenti per 17° centenario del martirio di  San Ciro,  patrono delle due cittadine, ed  ha visto un'inedita collaborazione tra il Comune di  Marineo e quello di Grottaglie.

Alla mostra hanno fatto da corredo altri due appuntamenti:  un convegno intitolato «Il culto di San Ciro a Marineo , testimonianza di un popolo», curato dall’assesosrato alla Cultura; e la presentazione del libro «Il culto di S. Ciro tra Grottaglie e Marineo, aspetti storici e socio-antropologici», che ha visto, tra gli altri gli interventi della professoressa Vincenza Musardo Talò e del  professore Ciro Spataro, storico e cultore delle tradizioni marinesi.

 «Abbiamo accolto con entusiasmo  l'invito - dice Marisa Palermo - per testimoniare il senso di gratitudine verso una città che ha voluto condividere con noi marinesi questa comune devozione per il medico alessandrino. E' stata anche un'occasione per distribuire libri e depliant sulle nostre tradizioni».

«L'esposizione - spiegano le ideatrici dell’iniziativa l'etnologa Cinzia De Padova e l'antropologa Barbara Filomena - ha illustrato la nascita e lo sviluppo del culto del Santo taumaturgo. Il confronto tra tra Grottaglie e Marineo ha messo in luce come il culto venga rielaborato secondo la propria identità.

 

 

di Nino Di Sclafani in: “Il Bollettino”, gennaio-febbraio 2003

 

 

Nessuno è più caro al cuore dei mari­nesi quanto San Ciro. La smisurata devozione nei confronti del nostro Santo Patrono non ha proprio egua­li, al punto che, a torto, a vol­te, travalica la stessa fede in Dio Padre. La vita del martire alessandrino è esempio di í tanta umanità che è naturale eleggerlo a fratello di soffe­renza e di esaltazione, guida del nostro cammino e protet­tore delle nostre esistenze. Sfogliando le pagine del vo­lume della dott.ssa Cinzia De Padova, Il culto di San Ciro tra Grottaglie e Marineo, Filo Editore - Manduria 2003, ci rendiamo, però, conto di non detenere l'esclusività nell'amorevole cura del Santo Patrono Ciro. Che la venera­zione del Santo fosse assai diffusa sia in Italia che all'e­stero non era certo un miste­ro, ritrovare però un'intera comunità che condividesse in toto l'affetto quasi carnale che ci lega a San Ciro dapprima, forse, un po' ci disorienta. E' un impercettibile istante di riflessione, seguito da un entusiasmo che coinvolge le due comunità in un vivificante gemellaggio.

Il saggio della De Padova  getta le fondamenta di questa  unione, analizzando con metodo rigoroso le due diverse anime di questa devozione. Ed è un'analisi scientifica, elaborazione di una tesi di laurea, che approda ad un approfondimento etno-antropologico che rappresenta una novità nella pur vasta letteratura dedicata al Santo. Il fulcro dello studio è, infatti, rappresentato dal modo di relazionarsi della gente al fenomeno sacro. Più della figura del Santo, siamo, dunque, noi stessi l'oggetto del lavoro della studiosa di Grottaglie che mutuando metodologie che  furono di grandi teorici degli studi antropologici come E. De Martino e I. Buttitta, pri­vilegia l'indagine delle manifestazioni cultuali.

Il volume si apre con un attento esame dell'aspetto teologico dei culti santoriali basato sui documenti della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei  Sacramenti. Come si comprenderà la componente più stimolante è rappresentata dall'approfondimento di tutte quelle manifestazioni di Pietà Popolare che sconfinando sovente in ambiti superstiziosi fanno emergere un secolare rigenerarsi di culti pagani legati alla ritualità contadina  che attribuiscono un fascino  ancor più stimolante al lavoro dell'autrice che, dal canto suo, invoglia maggiormente il lettore dotando il volume di un ricco apparato iconografico e bibliografico.

L'autrice dedica corposa parte della sua opera al culto di San Ciro ed al suo perpe- tuarsi sia nella comunità di Grottaglie che in quella di Marino evidenziando paral‑

lelismi e paragoni assai com­moventi, segno evidente di una devozione sincera comune denominatore delle due chiese locali. Legame che si rinsalda anche nelle differenze cultuali. Come non sottolineare, ad esempio, a Grotta­glie, l'uso di bruciare un'e­norme pira di legna la vigilia del 31 gennaio ad apertura dei festeggiamenti in onore di San Ciro.

Il lavoro si chiude con una interessante disamina di alcu­ni aspetti iconografici legati alle raffigurazioni del Santo nel corso dei secoli. L'importanza del volume  della De Padova, come si comprenderà, prescinde dal rigoroso approfondimento  antropologico del culto comparato nelle due comunità di Marineo e Grottaglie. Attra­verso quest'opera, infatti, si gettano le basi di un gemellaggio tra due popoli che, per secoli, hanno avuto come comune intermediario, necessa­rio tramite con il trascendente l'ineffabile figura di un Santo che, ancorché lontano nel tempo e nello spazio, ha saputo  conquistarsi   l’amore di tante generazioni di credénti.



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