LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO del 14/07/2006
Primitivo da bere e leggere
Comprendere un popolo e una terra attraverso il vino
Il vino è una merce. Indubbiamente. Ma prima che una merce, è un prodotto del lavoro, dell’intelligenza, della cultura. E, insieme, un prodotto della storia e del territorio.
E’ esperienza e tradizione, ma anche scienza ed innovazione.
E’ bevanda ed alimento.
E’ valore aggiunto, occupazione, dignità.
E’ anima dei luoghi.
E’ generatore di civiltà e di quei momenti conviviali, simposiaci, nei quali l’estraneo, potenzialmente nemico, diventa ospite. E nei quali nasce, con la poesia, la letteratura.
Ed è, spesso, letteratura anch’esso.
Un lungo proemio per parlare di un vino un po’ particolare, il Primitivo di Manduria doc, vero alfiere di un territorio di antica civiltà enoica - e non solo; e di un libro molto particolare, a più mani, che questo vino celebra, “Il Rinascimento del Primitivo di Manduria doc”, edito da Filo editore in Manduria e coordinato da Fulvio Filo Schiavoni, presidente del Consorzio Produttori Vini di Manduria, ideale secondo capitolo di una appassionante vicenda libraria (e vinicola) iniziata con “Dal Merum al Primitivo di Manduria” (1997, Filo editore).
Il fatto che oggi il Primitivo sia un vino (e vitigno) di successo, tanto da dar vita a numerose imitazioni, quando non plagi o surrogati, non deve far dimenticare che ancora nella prima metà degli anni Novanta questo difficile vitigno, e il vino doc da lui ricavato, stavano per andare in malora, e si parlava persino di revocare la denominazione d’origine per scarso uso.
Certo, quando lo vinifichi male il Primitivo dà vini imperfetti: con puzzette, con un residuo dolciastro sgradito ai più, con scarsa o nulla possibilità di invecchiamento. Ma da quando si è incominciato a vinificarlo come enologo comanda, da vigne selezionate, con uve vendemmiate nella giusta stagione, e scartando i grappoli guasti, il Primitivo (di Manduria, doc) ha incominciato a mietere successi su successi nel mercato globale, ed è andato a sfidare, assumendo provocatoriamente il nome locale del vitigno, Zinfandel (che è un clone del Primitivo), i californiani in California e negli Usa. E così un Primitivo di Manduria doc recante in etichetta il nome Zinfandel è stato fra i più apprezzati oltreoceano.
E veniamo al libro. Pietro Gargano, storica firma del Mattino, rievoca la storia del Primitivo a Manduria. Dello scomparso Francesco Filo il volume riproduce fotogrammi da rari filmati in 8 mm di fine anni ’50 inerenti la coltivazione delle vigne e la vinificazione del Primitivo. La giornalista Manuela Piancastelli passa in rassegna “Il Primitivo di Manduria e i suoi fratelli” (ovvero lo Zinfandel californiano, il Crljenak croato e il Primitivo di Gioia del Colle doc). Vito Savino, Luigi Moio, Angela Gambuti, Alessandro Genovese, Barbara La Gatta, Lucia Lecce ed Ennio La Notte analizzano scientificamente il Primitivo. Uliano Lucas fornisce alcune delle sue eccezionali foto in bianco e nero, a corredo di un pezzo di Massimo Guastella. Angelo Sconosciuto intervista il presidente del Consorzio di Tutela del Primitivo doc, Antonella Millante censisce le aziende aderenti al Consorzio, lo scrivente si occupa del Gal Terre del Primitivo, una iniziativa comunitaria per lo sviluppo rurale che ruota intorno ad un prodotto di eccellenza, il Primitivo di Manduria doc, appunto, intervistando anche il presidente uscente del Gal, Giambattista Selvaggi.
Il volume, in conclusione, non si limita a celebrare i fasti del Primitivo (di Manduria, doc: ripeterlo non fa mai male…), ma traccia le linee per una azione di sviluppo che, nel nome e nel segno del Primitivo, investa l’intero contesto socio-economico e culturale di quell’angolo di terra fra Messapia e Magna Grecia sul quale si estende l’area della doc Primitivo di Manduria.
Giuseppe Mazzarino