CORRIERE DEL GIORNO del 19/03/2006
Le testimonianze dei reduci manduriani del secondo conflitto mondiale nel libro di Anna Rita Morleo
Anna Rita Morleo (già nota al pubblico manduriano per il libro su La Polizia Municipale di Manduria dalla sua fondazione ai giorni nostri) ha pubblicato nel gennaio scorso un interessante libro dal titolo abbastanza significativo Meminisse iuvabit Memorie di guerra. Ne è editore Fulvio Filo, che, sempre più conquistato dalla liberatrice arte della stampa, ha realizzato un editing di tutto rispetto. Egli che ama scrivere editore colla lettera minuscola e confessa di svolgere l’attività editoriale solo per hobby, col libro della Morleo, elegante ed originale nella veste editoriale, continua l’ascesa verso traguardi davvero eccellenti per il finissimo gusto estetico e per la pregevole qualità dei testi. E vuoi vedere che a portare un pizzico di fortuna al nostro amico editore è anche quel ferro di cavallo che troviamo nell’ultima pagina dei libri da lui editi ?
Il libro è stato presentato il 28 gennaio ad un foltissimo pubblico da Elio Dimitri, con il consueto garbo e con la competenza di cultore di storia patria, nonché di consulente disinteressato: doti queste che coloro che abbiano un minimo di onestà intellettuale debbono riconoscergli. A parte qualche inopportuna riserva sulla copertina (che riproduce Benito Mussolini mentre decora con medaglia d’argento il manduriano tenente colonnello Vittorio Antonio Erario), avanzata da chi evidentemente aveva letto solo parzialmente il libro, guidato per altro da un’ottica distorta (per leggere un libro occorre dimenticare la trama dei propri pensieri ed ascoltare ciò che dice l’altro !), il pubblico che gremiva la Sala delle Servite ha tributato all’ Autrice un plauso eccezionale per la ricca documentazione raccolta e riportata senza enfasi e senza retorica. Tralasciando qualche altro pseudo rilievo, di scarso significato, anch’esso frutto di una cattiva ed insufficiente lettura (e perciò inutile chiacchiericcio domenicale da bar), a nessuno sfugge l’importanza di questa ricerca di microstoria effettuata dalla Morleo, che da un lato ha inteso salvare dalla indifferenza e dalla dimenticanza un patrimonio storico locale, qual è il racconto diretto di coloro che parteciparono alla seconda guerra mondiale, dall’altro ha voluto anche esprimere una inversione di tendenza nella ricerca storiografica sui fatti e gli accadimenti del nostro ’900, nel privilegiare una realtà quotidiana ed una collettività ben delimitate, ma fedelmente ritratte attraverso le testimonianze orali. E a tale proposito va ricordato agli smemorati censori che il ricorso alla tradizionale orale per ricostruire la storia di un paese, di una città, di una regione era un dato già acquisito dalla benemerita categoria degli storici municipali, che si rifacevano al metodo di ricerca inaugurato da Gaetano De Sanctis, fin dai primi anni del ‘900.
Inversione di tendenza anche per riflettere sulle giornate destinate alla memoria. Giornalisti e opinionisti che scrivono sulla carta stampata hanno voluto interpretare tali ricorrenze come unico ricordo dell’olocausto, l’immane tragedia che ha colpito il popolo ebraico. E’ questa in buona sostanza l’interpretazione giudaico-critica in base alla quale tutti i fatti, gli eventi, le iniziative delle istituzioni, delle varie associazioni e degli stessi singoli cittadini devono necessariamente rotare intorno al sole nero dell’olocausto e in questa luce tutto deve essere ricordato, giudicato, assolto o condannato. Ma gli storici veri, quelli che ricostruiscono i fatti della storia attraverso l’analisi critica delle fonti e dei documenti, pur ricordando col dovuto risalto la tragedia infinita degli Ebrei, registrano altre infamie e altri genocidi: da quelli delle Foibe a quelli più recenti consumati in Ruanda, nei Balcani, nel Medio Oriente e persino nell’Italia dell’immediato dopoguerra: il sangue dei vinti, le ventimila vittime innocenti di odio immotivato, attende ancora la giustizia degli uomini. Allora, ricordiamo pure la terribilità assoluta dell’olocausto per concludere che questi orrendi delitti contro l’umanità sono il frutto amaro degli accesi ed esasperati nazionalismi e delle aberranti teorie della superiorità della razza ariana, ma riflettiamo anche su altri eventi che hanno lasciato il segno nella storia del secolo scorso. Perciò è pienamente condivisibile e da apprezzare il proposito di Anna Rita Morleo, di aver voluto, cioè, ricordare in questo suo libro anche coloro che risposero alla chiamata della Patria ed ebbero il coraggio di andare al fronte nella convinzione di fare qualche cosa di utile per l’amata Italia. La storia non è fatta solo da grandi personaggi, ma anche dagli umili, dalla loro generosa partecipazione al suo svolgersi. Per queste considerazioni siamo grati e riconoscenti ad Anna Rita Morleo per sua accurata ricerca rivolta alla conoscenza del sacrifico degli umili che parteciparono generosamente nei limiti delle loro possibilità al riscatto della Patria. Coloro che presero parte alla seconda guerra mondiale non si posero il problema se la guerra fosse giusta: obbedirono alla chiamata della Patria, stringendo sul petto il tricolore, la bandiera nazionale: Così come sulle balze di Montelungo, l’8 dicembre 1943, fece il tenente Giuseppe Cederle, medaglia d’oro alla memoria, la prima dell’Italia liberata. La Morleo ha voluto ricordare tutto ciò col suo libro di testimonianze, avvalorate dai documenti riportati nell’Appendice. E per questo aspetto il suo libro vuole anche sottolineare il significato del costante richiamo al tricolore fatto da Carlo Azelio Ciampi, il nostro Presidente, che nel suo settennato ha voluto che la nostra bandiera, simbolo di unità e di pace, tornasse a sventolare nel cielo d’Italia. Perciò il nostro ringraziamento ad Anna Rita Morleo si sostanzia di affetto e di commozione: ed è un grazie intenso per quello che ha fatto e per quello che continuerà a fare in questa direzione, magari per ricordare coloro che ancora combattono e sacrificano la propria vita per la pace e la difesa dei deboli, a Nassiria o altrove contro la criminalità organizzata nell’adempimento del proprio dovere, come il Maresciallo dei Carabinieri, nei secoli fedeli, Antonio Dimitri, medaglia d’oro alla memoria: il suo sacrificio vivrà nello struggente ricordo dei suoi genitori, nel cuore di colei che sognava di formare con Lui una famiglia esemplare e nel cuore di coloro che ancora amano Dio, Patria e famiglia.
Anna Rita Morleo ha raccolto nel suo libro il messaggio di pace e di amor patrio da consegnare ai giovani: è il messaggio dei vivi, di coloro che sono ritornati dalle trincee d’oltremare e d’oltralpe, dove erano andati a combattere senza odiare. A questo messaggio vogliamo aggiungere quello dei 975 caduti nel dicembre 1943 per la conquista di Montelungo, che segnò l’inizio del riscatto della Patria rinata:
Quand’era per i fratelli smarriti / Vanità sperare follia combattere / Primizia di credenti / Noi soli quassù accorremmo / Invitti per te cadendo / Italia / Se più della vita ti amammo / Il monte della nostra fede / Dove sepolti eloquenti restiamo / Affida tu con i nostri cuori / Ai fratelli rinati / Per sempre.
Così si legge nella lapide del Cimitero Sacrario di Mignano Montelungo.